Avrei potuto cominciare in ordine alfabetico. Una bella “A” di “AMORE” e invece no. “I” come “INCONTRI”.
Ebbene sì. Il nostro viaggio parte dalla “I” e sapete perché?
Oggi mi sono svegliata come sempre troppo tardi, avevo ancora gli occhi incrostati di sonno che già mi è toccato farmi forza e affrontare il mattino più gelido dell’anno. Ero di malumore, perché, perché, perché…per mille motivi. Perché la mia coinquilina ha occupato il bagno troppo a lungo, perché le mie camicie non si stirano da sole, perché il sole non scaldava abbastanza, perché la metro era piena zeppa di gente. Cose così. Cose da niente.
Fatto sta che ero talmente concentrata sui miei crucci da non accorgermi di quello che stava succedendo a due passi da me.
Incontri per l’appunto. Di quelli che capitano per caso, una mattina che odi il mondo ed esci di casa spettinata. Capitano quando non stai guardando, quando rimugini distratta rosicchiandoti un indice. Capitano mentre ti stai inciampando nei tuoi stessi piedi. Oppure, come in questo caso, capitano in metropolitana, mentre stai cercando di sopravvivere all’ondata di gomitate da “Levati-di-mezzo-che-questa-è-la-mia-fermata!” e nel farlo sbuffi vistosamente in quella che è una tragicomica caricatura di te stessa.
Già. È proprio allora che capita. Nel momento meno adatto. Capita che mentre tu ne sei del tutto inconsapevole, qualcuno non riesce a svuotarsi gli occhi da te.
E così, oggi ho sentito una mano sfiorarmi appena la spalla, mi sono voltata con la tipica espressione del: “Si può sapere che diavolo c’è adesso?” ed eccolo lì. Un ragazzo con un sorriso appena appena accennato mi stava porgendo tutto impacciato un foglio di carta piegato in due, l’ho aperto e ci ho trovato un mio ritratto. Ho sollevato gli occhi e i nostri sguardi si sono incrociati. Gli ho sorriso, di un sorriso frastornato che gridava “WOW”, poi l’ho guardato scendere e allontanarsi nella jungla cittadina.
Andato. Per sempre.
Ho rigirato il foglio tra le mani almeno quattro volte, nessun numero, nessun nome. Nulla. E forse è meglio così, perché io amo gli incontri, ma non i primi appuntamenti.
Gli incontri nascono da connessioni elettromagnetiche che si stabiliscono tra le persone. Gli incontri sono irrazionali, casuali, a volte inevitabili. Alcuni muoiono subito, come in questo caso, senza darti modo di iniziare a preoccuparti dei vari ‘AVREBBE POTUTO ESSERE’. Altri crescono pian piano, germogliano in una sequenza di cene-mazzi di fiori-uscite al cinema-gelati lasciati a sciogliersi mentre si è troppo occupati a baciarsi, ma anche: litigi-gelosie-tradimenti-pentimenti.
Ci vuole coraggio per ricominciare da capo tutto il percorso una volta che si è già visto quale potrebbe esserne l’epilogo. Ci vuole coraggio per guardarsi allo specchio e farsi belle, per scegliere il vestito giusto, per presentarsi al luogo dell’incontro sapendo che lui potrebbe darci buca. Ci vuole coraggio per lasciarsi conoscere, per fidarsi di qualcuno che, per quanto ne sappiamo, potrebbe ferirci. Ci vuole talmente tanto coraggio che, ammettiamolo, chi di voi non è stato sfiorato almeno una volta da questo pensiero: quanto sarebbe più facile se esistesse un enorme garage colmo di scatoloni impolverati contenenti centinaia e centinaia di possibili storie? Quanto sarebbe più facile se noi non dovessimo far altro che cercare nel mucchio il nostro lieto fine?
La risposta è ovvia.
Infinitamente. Infinitamente più facile.
E però. Quasi mai le cose più facili sono le più belle.
“A” come…e invece no. “I” come “INCONTRI”.
8 febbraio 2012, ore 16:21, postato da AnimeSalve
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ABOUT ME
- Le descrizioni non mi sono mai riuscite troppo bene, forse perché non so mai da che parte cominciare. Ed ecco che già sapete qualcosa di me. Che altro dire? Sono impacciata, sbadata, ostinata e sono un'inguaribile sognatrice; credo che il tè caldo sia la panacea di tutti i mali o comunque ci si avvicini molto; uso il cinismo per nascondere le mie insicurezze, ma poi quando sono da sola non riesco a fare a meno di mangiarmi le unghie e infine, la cosa più importante: amo scrivere. Amo prendere la metro, osservare centinaia di volti sconosciuti e scoprire storie lì dove nessuno le vede, amo vederle prendere vita nella mia mente e sui fogli di carta.
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